Nel giorno in cui in tutto il mondo si festeggia l’Earth Day, ovvero la Giornata mondiale della Terra - ideata nel 1970 da Denis Hayes nel Paese che diviene oggi, col presidente Obama, punta di lancia del Green New Deal -, il Gruppo consiliare dei Verdi di Palazzo Vecchio sceglie di tirare il proprio bilancio del mandato elettorale 2004-2009.
Si è trattato di un quinquennio difficile, sottoposto a ripetute fibrillazioni politiche derivanti da numerosi appuntamenti elettorali, l’ultimo dei quali ha riconsegnato il Paese nelle mani di Silvio Berlusconi, un continuo sommovimento nei partiti fino al punto da rendere i Verdi, sorti nella seconda metà degli anni ’80, il più antico partito presente oggi sulla scena politica italiana! In questo mare agitato, il timone dei Verdi è rimasto saldamente orientato al bene comune, responsabile forza di governo ma mai supina o appiattita sugli alleati quando essi assumevano decisioni ritenute di pregiudizio dell’ambiente in cui viviamo e, più in generale, della qualità della vita dei cittadini che abitano a Firenze. Trovando in varie occasioni buona sintonia con la parte più avanzata di Ds, Margherita e degli alleati di sinistra.
Di governo, con serietà, ma non governativi per opportunismo. Capaci di scelte talvolta impopolari, come la strenua difesa della mobilità pubblica su ferro (tramvia) rispetto a quella privata delle autovetture, come la diffusione capillare delle piste ciclabili (assiduamente perorata) o come la pedonalizzazione del centro storico. Capaci anche di fermare progetti speculativi come il recente multisala con annesso centro commerciale a Novoli. Ragionevoli nel sostenere lo spostamento dello stadio di calcio da Campo di Marte in periferia ma tenaci nel non svendere il formidabile progetto del Parco della Piana dell’architetto Girot.
Questo, in sintesi, il senso e lo spirito della nostra azione all’interno di una coalizione di maggioranza, per la quale abbiamo svolto in molteplici circostanze un ruolo di equilibrio e di cerniera, sempre e soprattutto nel rispetto del mandato degli elettori.
Certo, bilanciare le pressioni di alcuni settori imprenditoriali (quelli meno lungimiranti e meno sensibili ai temi ecologici) non è stato facile, ma crediamo che nessuno sia riuscito - per usare l’espressione del regista Rosi - a mettere le mani sulla città. E forse qualche merito possiamo ascrivercelo.
In questo nostro consuntivo che, doverosamente, presentiamo ai fiorentini desideriamo fare un breve excursus di alcune iniziative, piccole o grandi, che ci pare rendano l’idea del lavoro compiuto.
1) Abbiamo bloccato lo sviluppo del campeggio al piazzale Michelangelo, ottenendo che dal 2013 al suo posto sorga un parco pubblico, il “Parco degli Olivi”, 4 ettari di paradiso per i fiorentini e i turisti;
2) insieme all’imprenditore interessato e al popolo di quella zona, abbiamo in buona parte risolto il problema delle maleodoranze prodotte da una fabbrica a San Bartolo a Cintoia;
3) siamo riusciti ad evitare nuove costruzioni sulla collina di Careggi, proposte ambiguamente con la scusa che sarebbero diventate residenze sociali;
4) abbiamo proposto un nuovo parco in via del Larione, sotto villa di Rusciano, dove erano stati previsti impianti sportivi e costruzioni;
5) gli oneri di urbanizzazione dovuti da un nuovo albergo in via del Palazzuolo, dopo una nostra Mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, sono stati destinati al decoro urbano di quell’area;
6) il progetto dei cassonetti interrati è il prodotto di iniziative approntate nel tempo dal nostro gruppo consiliare;
7) abbiamo elaborato, presiedendo la Commissione speciale per la qualità urbana, un piano specifico per la manutenzione delle strade e le buche assolutamente troppo numerose in città;
8) il progetto “Adottiamo i monumenti”, che richiedeva un nuovo mecenatismo ai fiorentini, ha avuto grande successo ed è stato portato a modello per l’intera città da autorevoli interventi di intellettuali e giornalisti;
9) abbiamo ottenuto la modifica dei Regolamenti comunali che impedivano ovunque l’installazione di pannelli solari e quindi la nomina di un Energy Manager comunale che si occupi di energie pulite;
10) ci siamo battuti contro i rumori prodotti dall’aeroporto di Firenze e contro una sua ulteriore, scriteriata, espansione;
11) la difesa della fiorentinità degli storici istituti di credito, Cassa di Risparmio e Banca Toscana, ci è sembrato uno dei modi con cui contrastare l’imperante globalizzazione che sempre più sradica dai territori attività ed istituzioni che costituivano un tessuto fertile per l’intera comunità;
12) abbiamo impostato il progetto “100 piazze” per promuovere il ritorno di cinema e teatro all’aperto, spettacoli dal vivo, animazione della vita culturale e civile in città, sollecitando interventi specifici e realizzazioni in piazza San Simone, piazza della Passera, in piazza Santa Felicita e in via dei Barbadori.
Ciascun punto, ogni risultato raggiunto, è dovuto a una dose di ostinazione ragguardevole e all’appoggio di comitati costituitisi per l’obiettivo o di singoli cittadini che, innamorati della loro città, hanno visto in noi un punto di riferimento istituzionale. Dei garanti del bene comune. Questo, in effetti, i Verdi hanno sempre cercato di essere.
Ecco il piccolo contributo che vogliamo dare in questa Giornata mondiale della Terra 2009.
Firenze, 22 aprile 2009
Giovanni Varrasi e Domenico Valentino
DOMANDA DI ATTUALITA' AL SINDACO DI FIRENZE
Tutela delle Istituzioni democratiche: rapporto tra Consiglio comunale e Diocesi
Nel corso dell'ultimo Consiglio comunale del 9 marzo 2009 la maggioranza dei consiglieri, dopo lungo e appassionato dibattito, ha votato per conferire la cittadinanza onoraria di Firenze a Giuseppe Englaro, ritenendo di premiare la sua testimonianza libertaria e legalitaria sui controversi temi del "fine vita".
Le proposte di approfondimento da Lei formulate, come altre avanzate dai Gruppi consiliari, pur importanti e equilibrate in sé, sono state legittimamente superate dal convincimento della maggioranza dei Consiglieri che ha scelto un esplicito pronunciamento sul tema.
Dopo il voto, rispondendo a caldo in maniera forse non meditata e veemente alle decisioni del Consiglio comunale, un comunicato della Diocesi fiorentina attaccava le decisioni del Consiglio parlando di esercizio arbitrario e violento, distruttivo, del potere consiliare. Tale stile comunicativo si è confermato nelle dichiarazioni dei giorni successivi.
Per noi queste affermazioni sono inaccettabili e richiamano a contenziosi e rivalse di qualche secolo fa, anche a Firenze, dove lo spirito laico e repubblicano, ante litteram, ha avuto anche allora modo di prevalere.
E dunque, al di là dei legittimi diversi convincimenti sul tema etico e sull'opportunità di conferire la cittadinanza onoraria di Firenze a maggioranza,
SONO a chiederLe un Suo parere sul rapporto tra Istituzioni civiche e Chiesa (così contraddittorio in questa fase storica del mondo, negli Stati Uniti sul tema delle staminali, in Spagna sulle unioni di fatto) e una Sua presa di posizione in difesa del Comune di Firenze e del suo Consiglio comunale, eletto a suffragio universale e legittimato da un voto di preferenza nominale.
La nostra impressione è che questa vicenda abbia assunto un valore che va al di là delle cronache consiliari più contingenti e ordinarie, per cui mi permetto di chiamarLa a un giudizio che possa restare nella Storia del comune di Firenze.
Firenze, 16 marzo 2009
Gianni Varrasi, capogruppo dei Verdi
COMUNICATO STAMPA - 11/03/2009
Varrasi (Verdi): Difendere il Consiglio comunale, presidio della democrazia civica
Nello scorso Consiglio comunale la maggioranza dei consiglieri ha votato per l'assegnazione della cittadinanza onoraria a Giuseppe Englaro, volendo segnalare simbolicamente il valore della libertà e della laicità, tutelando il diritto inalienabile dell'individuo a gestire il proprio corpo non demandando questo potere a nessuna autorità esterna.
Questa legittima posizione politica e istituzionale è stata violentemente attaccata da un comunicato della Diocesi fiorentina che ha usato toni poco meditati e, come ha già detto qualcuno, da corrente politica più che spirituali e "pastorali".
Il Gruppo dei Verdi, a tal proposito, prenderà due iniziative politiche che intende da subito rendere pubbliche:
- Giovedì, nella riunione dei capigruppo consiliari, chiederà al Presidente del consiglio di elevare formale rimostranza nei confronti del comunicato della Diocesi, lamentando la grave mancanza di rispetto verso le Istituzioni comunali e la loro rappresentanza consiliare, tra l'altro eletta con preferenza nominale e non, come in Parlamento o in Regione, scelta dalle segreterie dei partiti di appartenenza.
- Lunedì, con una Domanda di attualità, chiederà al Sindaco di esprimere "solennemente" il suo punto di vista sull'argomento.
Quando, in altre circostanze, parlavamo di "voce del padrone" dietro a certe candidature alludevamo ai poteri economici e politici di stampo e cultura oligarchica. Le ultime esternazioni di Renzi in attacco ai principi fondamentali della Costituzione e alle prerogative del sindacato, nonché di stima verso Berlusconi, fanno apparire sempre più questo progetto come noi lo avevamo ipotizzato, ovvero radicalmente di centro-destra. Dunque la nostra analisi, con gli ultimi avvenimenti, si è dimostrata persino benevola e incompleta.
Gianni Varrasi (capogruppo Verdi)
COMUNICATO STAMPA - 10/03/2009
I valori e le idee politiche espresse nel voto della maggioranza del Consiglio comunale sulla laicità e sulla libertà meritano un candidato a Sindaco
Nel corso del Consiglio comunale di ieri la maggioranza dei Consiglieri ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria di Firenze a Giuseppe Englaro, come simbolo dei valori della libertà, della laicità, di osservanza della Legge.
Il fronte variegato di chi si è opposto alla Delibera non ha avuto la forza ideale di argomentare le sue ragioni, ma si è trincerato dietro elementi procedurali, rinvii e i soliti attacchi personali.
Il Gruppo dei Verdi, insieme al Partito Socialista - che ne era il promotore -, al Gruppo de La Sinistra, Un’altra città un altro mondo, Rifondazione comunista e un’importante componente del Partito Democratico - che ha saputo far prevalere il convincimento politico profondo rispetto alla melassa consociativa e dilatoria -, ha votato a favore del provvedimento.
Il nostro convincimento politico è che questo schieramento, ieri maggioritario in Consiglio comunale, contenga una serie di valori e linee ideali che possono candidarsi alla guida della città di Firenze.
La Chiesa, ai suoi massimi livelli, valuta che l’atto di ieri del Consiglio comunale di Firenze è “potere esercitato come arbitrio”, noi riteniamo invece che la laicità delle Istituzioni e la libertà delle coscienze individuali siano presidio di democrazia, invece delle ammucchiate trasversali e consociative cementate da un neoclericalismo.
Non vorremmo che nel prossimo mandato amministrativo si sommassero in modo non episodico, come accaduto nella circostanza di ieri, i voti del centro-destra con la pattuglia di Consiglieri legati politicamente al candidato Sindaco Renzi.
Le nostre ostinate analisi politiche di questi giorni prefigurano proprio questo scenario, a partire dall’atteggiamento del centro-destra nella scelta del loro candidato a Sindaco.
Gianni Varrasi (capogruppo Verdi)
Caro Direttore,
è in corso a Firenze un confronto politico e culturale che prelude alla scelta del nuovo Sindaco, a cui noi Verdi ci sentiamo di partecipare a pieno titolo.
I Verdi nel mondo, gli ambientalisti, sono quelli che parlavano anni fa inascoltati di energie pulite e solo oggi il presidente degli Stati Uniti Obama ne fa il suo progetto principale; i Verdi hanno difeso strenuamente i parchi dalla cementificazione dell’Italia dagli anni sessanta in poi; i Verdi hanno promosso e vinto il referendum sul nucleare.
I Verdi hanno un progetto politico realistico, alto negli ideali, profondamente impregnato di umanesimo e di rispetto per la natura.
Non sempre i nostri dirigenti nazionali sono stati all’altezza del compito, ma riteniamo che a Firenze abbiamo mantenuto un profilo dignitoso e lineare.
Crediamo nella cultura di centro-sinistra, che per noi significa tutela del territorio, difesa del lavoro soprattutto precario e giovanile, accoglienza per tutti coloro che rispettino le regole, valorizzazione della natura, qualità culturale e sociale della comunità, nuovi e più sobri stili di vita, e non clientelismo, elogio dell’ignoranza plebea, subordinazione rispetto ai potenti di turno, ammiccamenti allo schieramento opposto, contro i quali mi sono battuto.
In Consiglio abbiamo condiviso le scelte del Parco della Musica, del Regolamento di Polizia Municipale, della biblioteca delle Oblate, della mobilità pubblica su ferro.
Abbiamo direttamente promosso la ciclabilità di Firenze, sventato l’ampliamento del campeggio sulla collina del Piazzale Michelangelo (una rendita milionaria regalata proditoriamente a privati) con l’impegno di un nuovo Parco degli Ulivi, definito la realizzazione di un parco in Via del Larione. Abbiamo concorso ad evitare la svendita della nostra acqua a oligopolisti molto vicini al potere politico di destra e di sinistra.
Invece di un dibattito concreto sugli aspetti strategici della politica a Firenze e sui gruppi sociali ed economici che appoggiano i candidati a Sindaco, si gioca a far politica con battutine, aneddoti, barzellette in stile berlusconiano, che prevede la demonizzazione violenta e lo svilimento dell’avversario senza argomenti.
Alcuni imperatori romani si facevano accompagnare da un uomo addetto a contraddirli per principio. Secondo loro serviva a potenziare le loro capacità critiche e di governo.
Modernamente questo è il gioco della democrazia, dove il parere di chi non è d’accordo con te diventa fondamentale.
Finiamo con una domanda: siamo sicuri che la marginalizzazione dei Verdi migliori la società odierna e che a Firenze contraddire il “nuovismo” vuoto di cultura e di modelli, se non Facebook, sia una colpa grave?
C’è un’età della vita dove si può avere il privilegio di fare quello che ci sembra giusto e non quello che opportunisticamente ci conviene.
I Verdi di Firenze, forza politica adulta, si avvalgono di questo privilegio liberale.
Gianni Varrasi - Capogruppo Verdi a Palazzo Vecchio
Cari lettori, soprattutto i più giovani,
uno dei segni più inquietanti del terzo millennio è il tentativo dei grandi poteri economici e politici di massificare e uniformare in un blob le varie culture e tradizioni, sotto il potere egemone e omogeneo della globalizzazione.
Questa colossale manipolazione culturale produce spesso per reazione culture particolaristiche, purtroppo sotto il segno del settarismo, del razzismo, del protezionismo economico.
Dentro a questa cornice planetaria, il modello berlusconiano attinge anche alla componente trasformistica presente tradizionalmente nella peggiore storia d’Italia, all’elogio dell’ignoranza, alla sottocultura dei più mediocri e ascoltati blob/reality televisivi (il Grande Fratello, Amici, Uomini e Donne...). In questo quadro, l’attacco alla Storia è uno degli ingredienti principali: il segno distintivo del nuovismo astorico.
Un esempio: la Costituzione della Repubblica, secondo Berlusconi, invece di essere il prodotto delle migliori culture politiche antifasciste e libertarie, diventa espressione delle dittatoriali influenze sovietiche. Il fascismo è un insignificante accidente italico, la sinistra – anche quella liberale, socialista e cattolica – diventa, nelle sue esternazioni, comunista, l’ambientalismo un’insopportabile velleità.
Matteo Renzi, candidato a sindaco di Firenze, esprime precisamente questa cultura dominante, soprattutto nel suo rapporto con la storia e nel suo modo di rapportarsi ai modelli di grandi personalità a cui ispirarsi.
L’ analisi politica che facciamo come Verdi di Firenze ci fa dire che nella nostra città è in corso un tentativo politico-culturale di mutazione transgenica dei valori fondanti la cultura e la tradizione popolare della sinistra. Questo disegno, che vede Firenze come una sorta di laboratorio-cavia da spendere in ambito nazionale, avrà come effetto la distruzione di fatto del Partito Democratico, la sua morte prematura dovuta al taglio precipitoso ma non incolpevole del suo cordone ombelicale, delle sue radici culturali e sociali principali.
Altri per adesso la potranno considerare una fantasia e forse un’esagerazione.
Ma se facciamo confusione su questo, se non distinguiamo il diavolo dall’acqua santa, se non manteniamo la memoria storica della differenza tra culture di destra e culture di sinistra, la politica rischia di diventare definitivamente una pantomima per il popolo ignorante, gestita da abili oligarchi trasversali.
Renzi dice di ispirarsi a Don Milani. Ne è lontano anni luce.
Riportiamo per fare chiarezza un passo di una lettera che il priore di Barbiana scrisse a Pipetta, un giovane comunista:
«Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso».
Da queste poche righe, dure, essenziali, povere, dolenti, sgorga la poetica di Don Milani, quello che era, quello in cui credeva.
Don Milani era un borghese fiorentino con una casa grande piena di libri. Ha scelto di vivere in una canonica microscopica, d’inverno in mezzo al fango e al freddo, a contatto con i contadini poveri del Mugello per cercare di trasmettere la cultura, la conoscenza, il rendersi conto di cosa succedeva nel mondo, ai figli dei poveri che ne erano esclusi, così come invece avevano ampia possibilità di farlo i figli dei padroni.
La stessa sensibilità di Di Vittorio, il grande sindacalista comunista pugliese, con una spiccata e severa concezione della “dignità”. Quella che lo aveva portato ad insegnare ai braccianti agricoli che non bisognava togliersi il cappello davanti al padrone.
Certo, i tempi sono cambiati. Ma non così tanto se si pensa alla povertà nel mondo e all’attuale crisi che sta sfasciando anche la nostra società. In Italia - e a Firenze - decine di migliaia di operai corrono il rischio di entrare nel baratro della povertà, decine di migliaia di giovani precari vi sono già dentro.
Il tasso di subordinazione la potere da parte di chi non ha lavoro o è precario tende ad aumentare. La dignità e la libertà dell’individuo è, con evidenza, ridotta e si torna a “togliersi il cappello” in maniera deferente nei confronti dei potenti.
E allora, diciamolo con forza, ritenendoci semplice avanguardia di molte coscienze e sensibilità ora stordite e sopite: Don Milani non avrebbe mai scelto di fare una vacanza esotica, che anche negli anni sessanta era a disposizione della borghesia fiorentina. Egli scelse amorosamente i poveri e i giovani contadini, invece degli aristocratici fiorentini con cui altri pezzi della Curia intrecciavano corrispondenze amicali.
Anche il concetto di amicizia, non era quello finto e piacione di Facebook, ma quello aspro e vero delle relazioni in cui ci si scambia qualcosa di autentico che resta nel tempo. Chi ha visto lo sceneggiato televisivo su Don Milani sa di cosa parlo.
In un momento di crisi economica che investe molte famiglie fiorentine, il candidato Matteo Renzi nei suoi blog parla di barzellette sconnesse tra amici, goal e Prandelli.
E’ la stessa modalità culturale che usano i “Berluscones” per affrontare la crisi economica a livello mediatico.
La Politica è basata sulla distinzione delle culture, sui modelli di vita e sulla conoscenza della storia, o sulla loro spregiudicata manipolazione?
Difendere la memoria di Don Lorenzo Milani, come un pezzo di storia d’Italia, dalla barbarie del berlusconismo e dei suoi imitatori, nella fattispecie dalla confusione dei valori e significati, è compito di ogni onesto patriota e buon fiorentino.
Gianni Varrasi - Capogruppo Verdi a Palazzo Vecchio
COMUNICATO STAMPA
Il caso dei lucchetti su Ponte Vecchio, chi non fa la propria parte?
In un momento in cui nel Paese si accende un dibattito sulle cosiddette “ronde” per il presidio del territorio - per la verità piuttosto accademico rispetto a problemi quali la crisi economica e la moralità della classe dirigente -, a Firenze c’è una vicenda piccola ma emblematica.
Da alcuni anni è invalsa la “moda” giovanile ad apporre lucchetti in segno di un amore che intende farsi blindato. Nella nostra città ciò accade nel luogo più noto, ovvero Ponte Vecchio.
La cosa, col tempo, ha assunto connotati tali da indurre molti fiorentini a segnalare il problema all’Amministrazione comunale e quest’ultima a collocare una targa che vietasse tale antiestetica mania.
Eppure, nonostante la minacciata sanzione di 50 Euro in essa indicata, i “lucchetti dell’amore” proliferano come e più di prima, tanto da avvicinarsi pian piano ad oscurare la targa stessa.
La società civile ha fatto la sua parte, ma ci domandiamo chi se non i Vigili Urbani dovrebbe adesso far la propria?
Quotidianamente una coppia di agenti percorre in su ed in giù Ponte Vecchio con un’utile presenza di deterrente alla criminalità, ma perché non iniziano a fermare i maleducati e a comminare multe per gli inosservanti il divieto?
Oppure occorre di nuovo che l’Associazione dei commercianti di Ponte Vecchio debba pagare di tasca propria un fabbro affinché provveda alla rimozione giornaliera di quella ferraglia?
Ed infine c’è da chiedersi perché la proposta avanzata dal Gruppo dei Verdi di una graziosa struttura in metallo, denominata “Albero dell’amore”, da sistemarsi fra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie - che è stata rilanciata anche da una parte dell’opposizione e ha ottenuto il plauso dell’ex Assessore alla Cultura Gozzini - non ha trovato alcun riscontro?
Firenze ha bisogno di molti interventi, non solo quelli di grande portata ma anche di questi, più modesti, legati al recupero del senso civico e del decoro urbano.
Domenico Valentino (Gruppo Verdi)
COMUNICATO STAMPA
Varrasi (Verdi): Sit-in dei Verdi toscani e fiorentini di fronte alla Prefettura per protestare contro il nucleare
I Verdi italiani sono stati il partito che più di ogni altro, com’è naturale che sia, si è battuto contro l’infelice scelta del nucleare, di volta in volta promosso dai gruppi economici più potenti e arroganti del nostro Paese, il cui unico vero scopo è di riempirsi le tasche di denaro pubblico per sé e per i loro figli. Del destino del pianeta, dell’efficienza del sistema, della potenziale pericolosità, della scelta di energie dal sole e dal vento che costano meno e rendono di più – sulle quali punta la parte più avanzata del capitalismo mondiale, a partire dal nuovo presidente degli Stati Uniti e della potente Germania – non gliene importa nulla. Giocano sprezzantemente col nostro futuro, come Charlie Chaplin in veste di dittatore giocava con la palla planetaria.
Circa venti anni fa, nel 1987, in tre referendum promossi essenzialmente dal mondo ambientalista, il popolo italiano ha detto “No” al nucleare. Oltre venti milioni di italiani, più dell’80% dei votanti si espresse con chiarezza, negativamente.
Non si capisce come questo imponente voto popolare possa essere disatteso così clamorosamente.
Mercoledì 4 marzo, intorno alle ore 17, i Verdi e molti movimenti ambientalisti si troveranno davanti alla Prefettura di Firenze in Via Cavour 1 per manifestare le loro idee e farle sapere ai Palazzi del potere.
Naturalmente non parteciperanno alla manifestazione alcuni politici, tra cui il candidato sindaco del Pd Matteo Renzi, che ha dichiarato la sua adesione al progetto del nucleare. Il 24 maggio del 2008, intervistato dal Giornale della Toscana diceva: «Io non vedo niente di scandaloso nel nucleare e sono a favore...».
Ci chiediamo: cosa faranno le forze politiche che si dichiarano ambientaliste e anti-nucleari e si apprestano a collaborare con un candidato sindaco che, su tutti gli argomenti, mostra in maniera trasparente la sua propensione sviluppista e di destra?
Giovanni Varrasi (capogruppo Verdi)
Tipologia: Interrogazione al Sindaco
Per competenza: Assessore Del Lungo
Soggetti proponenti: Consigliere Giovanni Varrasi (Verdi)
Oggetto: Trasformazione del territorio dovuta all’impianto di vigne nella proprietà Cavalli alle Cinque Vie
Firenze, lì 2 marzo 2008
CONSIDERATO che l’assetto idro-geologico del territorio nella zona delle Cinque Vie a Ponte a Ema è storicamente critico, tanto da aver prodotto periodicamente allagamenti delle strade e grandi difficoltà agli abitanti;
VALUTATO il fatto che il torrente Ema, a sua volta, è stato causa di pesanti esondazioni, che ricadono sul medesimo territorio;
VENUTI A CONOSCENZA che l’allestimento di una grande vigna nel terreno di proprietà della famiglia Cavalli ha comportato la modificazione del precedente assetto agricolo, che, naturalmente, svolgeva funzioni di filtro e di argine nei confronti delle precipitazioni atmosferiche;
PRESO ATTO che la nuova situazione, nel recente passato, ha prodotto lo smottamento di una parte di collina che ha riempito di fango le strade di quella zona di Firenze;
PUR APPREZZANDO il contributo economico dei privati alla realizzazione di nuove ampie condutture che risolverebbero parzialmente il problema;
CHIEDE AL SINDACO
Una risposta sui seguenti temi:
1) se le nuove strutture idriche tuteleranno completamente le strade in oggetto da allagamenti e smottamenti;
2) se è stato considerato il fatto che la fanghiglia che si deposita nei tubi potrà inficiare la loro funzionalità;
3) se non reputa, da un punto di vista ecologico e politico, che non si possa attaccare un territorio in questo modo per vantaggi sostanzialmente privati;
4) se non ritiene di farsi parte attiva, a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale per proporre nuove normative che tutelino equilibri idro-geologici centenari, impedendo stravolgimenti innaturali, soprattutto per quanto riguarda viticolture di nuova concezione.
Giovanni Varrasi - Capogruppo Verdi
COMUNICATO STAMPA - Firenze, 25 Febbraio 2009
Varrasi (Verdi): "Il nucleare è archeologia industriale"
Questo l'intervento del capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio Gianni Varrasi.
"Mentre negli Stati Uniti, massima potenza industriale e tecnologica del mondo, il presidente Barack Obama decide di non investire più sul nucleare e avvia una stagione epocale di utilizzo di energie pulite, di origine naturale come il sole e il vento, in Italia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi firma un accordo con la Francia per costruire nei prossimi decenni quattro centrali nucleari.
La Francia è l'unico paese occidentale che possiede tecnologie per la costruzione di centrali nucleari e le conviene quindi venderle. Anche la potente Germania non ha intenzioni strategiche di costruire nuove centrali. I cittadini devono sapere che le centrali, anche le più moderne, non sono affatto sicure, sono inoltre costosissime.
Il rapporto tra costo e resa è molto sfavorevole e ammortizzato in più di un secolo.
L'uranio, come altre materie di origine naturale, è esauribile e molti scienziati ipotizzano che finirà in pochi decenni.
Resta irrisolto il problema delle scorie che restano attive per decine di migliaia di anni e necessitano di enormi investimenti per la loro tutela e conservazione.
I Verdi sono da sempre contrari al nucleare e a favore delle energie pulite derivate dal sole e dal vento. Sappiamo che la resa di queste tecnologie può essere molto più significativa di quella nucleare ed è inesauribile, a basso costo, pulita per le sorti del nostro pianeta. Perché allora una parte del capitalismo mondiale, quella più arretrata insiste sul nucleare? Perché Berlusconi si allinea sfrontatamente a questo tipo di strategia economica e di investimento? Perché i guadagni a breve per le imprese, nella costruzione di centrali nucleari, sono eccezionali, stratosferiche.
Depredano il nostro futuro per riempire le proprie tasche e quelle dei loro figli e nipoti.
I Verdi, anche quelli di Palazzo Vecchio, lanciano un appello a tutti i cittadini responsabili perché si oppongano alle politiche depredanti del governo Berlusconi e dei suoi sodali. Una componente importante dei gruppi dirigenti e delle loro rappresentanze politiche di destra e di una parte del PD ci spacciano per nuovismo e sviluppo quello che a noi sembra arretratezza e interesse privato. Questo tipo di riflessione politica giustifica le nostre recenti strategie politiche a livello fiorentino".
Bollettino informativo e bugigattolo di idee del Gruppo consiliare Verdi nel Comune di Firenze.