ViviVerde Firenze

lunedì, 16 marzo 2009

Bilancio di fine mandato dei Verdi (aprile 2009)

Nel giorno in cui in tutto il mondo si festeggia l’Earth Day, ovvero la Giornata mondiale della Terra - ideata nel 1970 da Denis Hayes nel Paese che diviene oggi, col presidente Obama, punta di lancia del Green New Deal -, il Gruppo consiliare dei Verdi di Palazzo Vecchio sceglie di tirare il proprio bilancio del mandato elettorale 2004-2009.

Si è trattato di un quinquennio difficile, sottoposto a ripetute fibrillazioni politiche derivanti da numerosi appuntamenti elettorali, l’ultimo dei quali ha riconsegnato il Paese nelle mani di Silvio Berlusconi, un continuo sommovimento nei partiti fino al punto da rendere i Verdi, sorti nella seconda metà degli anni ’80, il più antico partito presente oggi sulla scena politica italiana! In questo mare agitato, il timone dei Verdi è rimasto saldamente orientato al bene comune, responsabile forza di governo ma mai supina o appiattita sugli alleati quando essi assumevano decisioni ritenute di pregiudizio dell’ambiente in cui viviamo e, più in generale, della qualità della vita dei cittadini che abitano a Firenze. Trovando in varie occasioni buona sintonia con la parte più avanzata di Ds, Margherita e degli alleati di sinistra.

Di governo, con serietà, ma non governativi per opportunismo. Capaci di scelte talvolta impopolari, come la strenua difesa della mobilità pubblica su ferro (tramvia) rispetto a quella privata delle autovetture, come la diffusione capillare delle piste ciclabili (assiduamente perorata) o come la pedonalizzazione del centro storico. Capaci anche di fermare progetti speculativi come il recente multisala con annesso centro commerciale a Novoli. Ragionevoli nel sostenere lo spostamento dello stadio di calcio da Campo di Marte in periferia ma tenaci nel non svendere il formidabile progetto del Parco della Piana dell’architetto Girot.

Questo, in sintesi, il senso e lo spirito della nostra azione all’interno di una coalizione di maggioranza, per la quale abbiamo svolto in molteplici circostanze un ruolo di equilibrio e di cerniera, sempre e soprattutto nel rispetto del mandato degli elettori.

Certo, bilanciare le pressioni di alcuni settori imprenditoriali (quelli meno lungimiranti e meno sensibili ai temi ecologici) non è stato facile, ma crediamo che nessuno sia riuscito - per usare l’espressione del regista Rosi - a mettere le mani sulla città. E forse qualche merito possiamo ascrivercelo.

In questo nostro consuntivo che, doverosamente, presentiamo ai fiorentini desideriamo fare un breve excursus di alcune iniziative, piccole o grandi, che ci pare rendano l’idea del lavoro compiuto.

1) Abbiamo bloccato lo sviluppo del campeggio al piazzale Michelangelo, ottenendo che dal 2013 al suo posto sorga un parco pubblico, il “Parco degli Olivi”, 4 ettari di paradiso per i fiorentini e i turisti;

2) insieme all’imprenditore interessato e al popolo di quella zona, abbiamo in buona parte risolto il problema delle maleodoranze prodotte da una fabbrica a San Bartolo a Cintoia;

3) siamo riusciti ad evitare nuove costruzioni sulla collina di Careggi, proposte ambiguamente con la scusa che sarebbero diventate residenze sociali;

4) abbiamo proposto un nuovo parco in via del Larione, sotto villa di Rusciano, dove erano stati previsti impianti sportivi e costruzioni;

5) gli oneri di urbanizzazione dovuti da un nuovo albergo in via del Palazzuolo, dopo una nostra Mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, sono stati destinati al decoro urbano di quell’area;

6) il progetto dei cassonetti interrati è il prodotto di iniziative approntate nel tempo dal nostro gruppo consiliare;

7) abbiamo elaborato, presiedendo la Commissione speciale per la qualità urbana, un piano specifico per la manutenzione delle strade e le buche assolutamente troppo numerose in città;

8) il progetto “Adottiamo i monumenti”, che richiedeva un nuovo mecenatismo ai fiorentini, ha avuto grande successo ed è stato portato a modello per l’intera città da autorevoli interventi di intellettuali e giornalisti;

9) abbiamo ottenuto la modifica dei Regolamenti comunali che impedivano ovunque l’installazione di pannelli solari e quindi la nomina di un Energy Manager comunale che si occupi di energie pulite;

10) ci siamo battuti contro i rumori prodotti dall’aeroporto di Firenze e contro una sua ulteriore, scriteriata, espansione;

11) la difesa della fiorentinità degli storici istituti di credito, Cassa di Risparmio e Banca Toscana, ci è sembrato uno dei modi con cui contrastare l’imperante globalizzazione che sempre più sradica dai territori attività ed istituzioni che costituivano un tessuto fertile per l’intera comunità;

12) abbiamo impostato il progetto “100 piazze” per promuovere il ritorno di cinema e teatro all’aperto, spettacoli dal vivo, animazione della vita culturale e civile in città, sollecitando interventi specifici e realizzazioni in piazza San Simone, piazza della Passera, in piazza Santa Felicita e in via dei Barbadori.

Ciascun punto, ogni risultato raggiunto, è dovuto a una dose di ostinazione ragguardevole e all’appoggio di comitati costituitisi per l’obiettivo o di singoli cittadini che, innamorati della loro città, hanno visto in noi un punto di riferimento istituzionale. Dei garanti del bene comune. Questo, in effetti, i Verdi hanno sempre cercato di essere.

Ecco il piccolo contributo che vogliamo dare in questa Giornata mondiale della Terra 2009.

 

   Firenze, 22 aprile 2009

Giovanni Varrasi e Domenico Valentino

www.giannivarrasi.it  http://viviverde.splinder.com


giovedì, 26 febbraio 2009

Il nucleare è archeologia industriale

COMUNICATO STAMPA - Firenze, 25 Febbraio 2009

Varrasi (Verdi): "Il nucleare è archeologia industriale"

 

Questo l'intervento del capogruppo dei Verdi in Palazzo Vecchio Gianni Varrasi.

"Mentre negli Stati Uniti, massima potenza industriale e tecnologica del mondo, il presidente Barack Obama decide di non investire più sul nucleare e avvia una stagione epocale di utilizzo di energie pulite, di origine naturale come il sole e il vento, in Italia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi firma un accordo con la Francia per costruire nei prossimi decenni quattro centrali nucleari.
La Francia è l'unico paese occidentale che possiede tecnologie per la costruzione di centrali nucleari e le conviene quindi venderle. Anche la potente Germania non ha intenzioni strategiche di costruire nuove centrali. I cittadini devono sapere che le centrali, anche le più moderne, non sono affatto sicure, sono inoltre costosissime.
Il rapporto tra costo e resa è molto sfavorevole e ammortizzato in più di un secolo.
L'uranio, come altre materie di origine naturale, è esauribile e molti scienziati ipotizzano che finirà in pochi decenni.
Resta irrisolto il problema delle scorie che restano attive per decine di migliaia di anni e necessitano di enormi investimenti per la loro tutela e conservazione.
I Verdi sono da sempre contrari al nucleare e a favore delle energie pulite derivate dal sole e dal vento. Sappiamo che la resa di queste tecnologie può essere molto più significativa di quella nucleare ed è inesauribile, a basso costo, pulita per le sorti del nostro pianeta. Perché allora una parte del capitalismo mondiale, quella più arretrata insiste sul nucleare? Perché Berlusconi si allinea sfrontatamente a questo tipo di strategia economica e di investimento? Perché i guadagni a breve per le imprese, nella costruzione di centrali nucleari, sono eccezionali, stratosferiche.
Depredano il nostro futuro per riempire le proprie tasche e quelle dei loro figli e nipoti.
I Verdi, anche quelli di Palazzo Vecchio, lanciano un appello a tutti i cittadini responsabili perché si oppongano alle politiche depredanti del governo Berlusconi e dei suoi sodali. Una componente importante dei gruppi dirigenti e delle loro rappresentanze politiche di destra e di una parte del PD ci spacciano per nuovismo e sviluppo quello che a noi sembra arretratezza e interesse privato. Questo tipo di riflessione politica giustifica le nostre recenti strategie politiche a livello fiorentino".


scritto da: viviverde alle ore 10:21 | link | commenti
categorie: idee, varrasi
martedì, 07 ottobre 2008

Ambiente e sviluppo, Pistelli mi convince. Cioni? Gli manca uno sguardo moderno.

Il Firenze - 6 Ottobre 2008 - Pag. 23

 

I" INTERVISTA

Gianni Varrasi

 

«Ambiente e sviluppo, Pistelli mi convince

Cioni? Gli manca uno sguardo moderno»

 

Il capogruppo verde stronca anche Renzi: «Ha una cultura di destra, sugli uccellini di Peretola crede di essere spiritoso, ma è solo volgare...». Ecco le priorità dei Verdi. di Emanuele Baldi

 

A 60 anni il capogruppo dei Verdi Gianni Varrasi dice di sentire il soffio di una seconda giovinezza. Odore di cambiamento politico («È come se i miei ideali di ragazzo stessero iniziando a trovare una risposta»). Non è facile riuscire ad annusare aria nuova nei corridoi di Palazzo Vecchio, dove al massimo la novità è una mano di vernice su un muro, ma per Varrasi è più semplice davanti a un nome e a un cognome: Lapo Pistelli. I Verdi sono con lui.

Avete fatto outing: scelta maturata nel tempo o presa solo ora, quando si è reso necessario schierarsi?

«La scelta arriva da una riflessione. C'è una parte del Pd conservatrice e inefficiente, e una parte capace invece di azioni di grande rilievo. L'importante quindi è riuscire a individuare le personalità giuste».

E Pistelli lo è?

«La nuova sfida è coniugare sviluppo, ambiente e comunità. Su questo terreno Pistelli può essere la persona giusta».

E Cioni no...

«Cioni ha il grosso pregio di metterci la faccia, ma incarna appunto quella parte di vecchia politica conservatrice. Prendiamo il suo accanimento nel multare le biciclette. Non lo fa perché è cattivo, è che proprio gli manca quella dimensione moderna, non capisce l'importanza di questo mezzo. Piuttosto si danna l'anima per venire incontro alle esigenze dei tassisti, degli ambulanti, degli amici commercianti...».

I toni più duri però li avete usati con un altro candidato alle primarie, Matteo Renzi.

«Il discorso su Renzi è molto semplice. Lui è sì un uomo moderno, ma con una cultura berlusconiana, di destra».

Addirittura?

«Sì, quando lui dice che potenziando l'aeroporto al massimo si danneggiano gli uccellini crede di essere spiritoso, ma è solo molto volgare. Non capisce che anche i futuri immobili della zona avranno un valore maggiore se sarà rispettato l'ambiente».

La vostra posizione sul progetto stadio a Castello è piuttosto critica, ma lei stesso riconoscerà che per il nuovo sindaco questa sarà una questione di rilievo?

«Certo. Io non voglio fare il tecnico, so solo che si dovrà tener conto per forza anche dell'ambiente, compenetrarlo. Il parco della piana è vitale, deve esserci. Il rischio sono le posizioni estreme di Della Valle, o di chi dice togliamo il parco. Si parla tanto di estremismo ambientalista, ma questo non è un esempio di estremismo sviluppista?».

Si parlava dell’aeroporto. Del potenziamento che ne pensa?

«Lo scalo va dimensionato e in questo senso non c'è nessun tabù, va bene anche cambiare l'orientamento della pista ma devono dimostrarci che a pagare in termine di rumori non saranno ancora i cittadini, basta insomma che non ci si prenda più in giro».

Insomma la priorità è il rispetto per l’ambiente?

«Sì, ma non con il radicalismo che non serve più. Ci vuole un nuovo equilibrio, la città deve recuperare i suoi spazi. Ci sono cose che non vanno se si pensa ad esempio che la splendida collina del piazzale è negata ai fiorentini perché il Comune la dà in affitto a un privato per un

campeggio...».

Torniamo a Palazzo Vecchio, cosa ha sbagliato il Pd?

«A lasciare che la politica non governasse i privati ma si lasciasse governare da loro. Voglio dire affidarsi sempre agli stessi come Monte dei Paschi, Baldassini e Tognozzi, Lega Coop ecc.., ha dato scarsi risultati e chiuso altre possibilità. Tanto vale ormai aprirsi al mondo, essere liberali».

Chi le piace dell’opposizione?

«Una parte di An. Le battaglie di Alessandri e Cellai sulla sicurezza mi piacciono, sono giovani bravi e appassionati. Non ho un giudizio positivo invece di Forza Italia, troppo politichese...».

Un nome?

«Il peggiore secondo me è Bianchi, con il suo microcorporativismo».

Il migliore e il peggiore a sinistra?

Il migliore è Formigli, il peggiore non me lo faccia dire». ■


scritto da: viviverde alle ore 12:28 | link | commenti
categorie: idee, varrasi
venerdì, 20 giugno 2008

The Independent: Return of Dante

Return of Dante: the Guelphs and the Ghibellines

The city of Florence has issued a pardon for the poet, 700 years after it sentenced him to death for his political beliefs. Peter Popham reports on the man who turned Italian into a literary language

The Independent, Thursday, 19 June 2008

( http://www.independent.co.uk/news/world/europe/return-of-dante-the-guelphs-and-the-ghibellines-850012.html )

 

Dante Alighieri led two separate lives. As the author of The Divine Comedy he was the genius whose evocations of hell, purgatory and heaven have held readers in thrall ever since, who created literary models for the rest of Europe to follow and brought Italian into being as a great literary language.

But Dante was also a politician, and if, as Enoch Powell once said, "all political careers end in failure", Dante's came crashing down when he was still remarkably young. Checkmated by the cunning Pope Boniface VIII, he was put on trial in Florence for taking bribes, and when he failed to show up to answer the charges he was condemned to be burnt at the stake. He went into exile and never saw his native city again.

All that happened 706 years ago, so it may seem a little late to do anything about it. But this week Florence's cultural committee decided by 19 votes to five publicly to revoke the poet's exile and confer the city's highest honour, Il Fiorino D'oro (the Golden Florin) on his heirs by way of compensation.

"It's not a cultural rehabilitation," explained Dario Nardella, the city's cultural commissar, "because that happened centuries ago: the city long ago took Dante back in its heart. Rather it's an act of civic rehabilitation, a way to re-establish the links between the city and the poet's family, a gesture of esteem to erase the last remnants of hostility between Dante and Florence – a symbolic act of homage."

The idea did not meet with unmixed delight when it was debated by the committee. "Many of my colleagues thought it was ridiculous," admitted Enrico Bosi, the councillor with Silvio Berlusconi's House of Freedom party who proposed the idea. "They said it was superfluous, meaningless in today's world. Five councillors voted against, and many others didn't show up – we were only quorate by one vote."

Giovanni Varrasi, a councillor with the Green party, was one of the opponents. "Dante didn't ask to be rehabilitated," he pointed out. "If he had asked for it while he was alive they would probably have granted it. So the fact that he didn't ask for it means that he had accepted his exile and his relations with Florence were at an end. So he's probably turning in his grave at the idea.

"The whole thing is a manipulation of history – and the idea of honouring the aristocrat who is Dante's living heir [Conte Pieralvise Serego Alighieri, a wine maker in Valpolicella] is abnormal. The whole thing's a stunt, probably connected to that aristocratic family," Mr Varrasi added.

Dante deeply resented his exile and plotted for years to get home. His bitterness found vent in Canto XVII of Paradiso:

"As forth from Athens went Hippolytus,

by reason of his step-dame, false and cruel,

so thou from Florence must perforce depart ...

Thou shall abandon everything beloved

Most tenderly, and this the arrow is

Which first the bow of banishment shoots forth.

Thou shalt have proof how savoureth of salt

The bread of others, and how hard a road

The going down and up another's stairs.

And that which shall most weigh upon thy shoulders

Will be the bad and foolish company

With which into this valley thou shalt fall..."

Dante Alighieri was born in Florence around 1265. His was an important family in the city, allied to the Guelphs, one of the two main political factions into which the city was divided, the other being the Ghibellines.

Broadly speaking the Ghibellines backed the Holy Roman Empire, that amorphous medieval union of central European territories "neither holy, nor Roman, nor an empire" finally killed off by Napoleon. The Guelphs backed the power of the popes in the struggle for hegemony in the peninsula. But as the recent history of Italy has demonstrated, Italian politics has an infinite capacity for fibrillazione or splintering, and in Florence the Guelphs duly broke up into "black" and "white" factions.

The White Guelphs, among whom Dante counted himself, were the Liberal Democrats of their time. They strove to sit on the fence. They were for the pope, but not very much for him. They thought he should have power, but not too much power.

Dante's political moment came in 1295 when the old aristocracy of the city was banned from holding power and the rising middle class to which he belonged was given its head. He was given a succession of political posts, including ambassador to San Gimignano in 1300 and then in the same year was appointed "prior", one of the 100 leading citizens who ran the city in rotation. It was Dante's bad luck that his rise to political power coincided with the papacy of Boniface VIII, born Benedetto Caetani, "a mysterious man," as the papal historian Eamon Duffy describes him, "proud, ambitious, fierce" – and also exceedingly wily.

Boniface VIII showed a keen instinct for the Church's advantage. "It was Boniface," writes Duffy, "who declared the first Jubilee or Holy Year in 1300, when tens of thousands of pilgrims converged on Rome to gain indulgences, adding enormously to the prestige of the papacy and the spiritual centrality of Rome." All who visited St Peter's or St John Lateran cathedrals that year after confessing their sins were promised "full and copious pardon": the exercise "caught the imagination of Europe", and so enriched Rome's churches that the sacristans "had to scoop in the pilgrim offerings with rakes".

It was Boniface, too, who in his bull of 1302, Unam Sanctam, laid matters clearly on the line: "It is absolutely necessary for salvation that every human creature be subject to the Roman pontiff."

Dante had no hesitation in bowing to the pope's spiritual authority, but he and his fellow White Guelphs were strongly against the pope throwing his temporal weight about in Florence. When Boniface's envoy came to the city, Dante skillfully thwarted his efforts to bring the city to heel. But then he subsequently cracked down on militants in his own White Guelph ranks, sending their leaders (one of them among his dearest friends) into temporary exile, estranging his closest political allies, and setting in motion his own downfall.

When Boniface sent another two-faced envoy to Florence – another supposed peace-maker, whose actual remit was to conquer the place for the Church – Dante agreed to go to Rome with two other ambassadors of the republic. And while he was away, enemies at home cooked up charges against him of baratteria, making illicit profit from public office. When he twice failed to return to answer the charges – Boniface detained him in Rome – he was sentenced to death.

Dante began his wanderings. First stop was Verona, where Cangrande I, one of the leading Ghibellines, became his host – "the mighty Lombard" as Dante wrote in Paradiso, whose home was his "earliest refuge" and "earliest inn", and where his heirs have remained ever since. From there he moved restlessly on to the courts of other mighty lords of central and northern Italy, heaping venom on "the most wicked" Florentines but continuing to dream of going home.

But finally the years of frustrated hopes hardened his heart: in 1315 he was offered an amnesty, and friends and relatives wrote urging him him to come back. He rejected them all, and in return was once again condemned to death, this time in company with his children. He died in Ravenna in 1321.


scritto da: viviverde alle ore 10:06 | link | commenti
categorie: idee, valentino, varrasi
venerdì, 16 maggio 2008

I Verdi italiani di fronte allo specchio

Do seguito alla mia precedente di alcuni giorni fa.

Non tacciatemi per eretico, anche se eresia e apostasia sono accuse tutt'ora molto elargite (da alcune Chiese e non solo...), ma vi confesso che leggendo le varie opinioni mi viene in mente Ezra Pound quando scriveva: "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".

Al di là della figura di Pound e delle indebite appropriazioni postume, non guardate il dito guardate la luna... mi pare che si attagli perfettamente al momento attuale del nostro movimento.

A Roma si è compiuta metà dell'opera, ed è giusto darne il merito a Fabio perché la sua iniziativa è stata determinante nell'archiviazione definitiva dell'era Pecoraro Scanio (e forse anche di qualche suo sodale). Ma il problema non era solo cambiare il Portavoce, anzi adesso ahinoi Presidente, ma quello di un ricambio totale. Che non c'è stata la forza o il coraggio di attuare.

Dico questo non per spirito vendicativo, ma perché scaricare tutte le colpe su una persona è in Italia sport diffuso, e la responsabilità di aver intruppato i Verdi in intese "geneticamente modificate", riducendoli così non solo all'extra-parlamentarismo ma, peggio, alla marginalità politica, è responsabilità dell'intera classe dirigente verde.

Insomma, è normale che un soggetto politico, nel momento in cui vince nella società (oggi la coscienza eco-ambientalista non è più di nicchia, per fortuna!), scompare dalla scena politica. Vi pare normale?

Quando, qualche anno fa, si affermò nell'agenda politica italiana il tema tabù del federalismo, chi dalla fine degli anni '70 ne aveva fatta - bene o male - la propria bandiera, raccolse la conseguente e legittima messe di consensi.

E i Verdi? Vincitori sconfitti. Beh, non si può non riflettere con rigore su questo e non fare una seria autocritica.

Ripeto quanto già scritto e, per la verità, suffragato da parecchie email di condivisione. I Verdi italiani, come il resto dei Verdi in Europa, hanno tutte le credenziali, una volta rinnovatisi in profondità, per proporre la propria faccia all'elettorato. Non hanno nulla di cui vergognarsi. Ai cittadini a giudicarli. Perché allora nascondersi dietro tatticismi col fiato corto, come quelli già tristemente sperimentati col "Girasole" o con l' "Arcobaleno"? La legge elettorale per le amministrative non penalizza la pluralità, quella nazionale non ci riguarderà per almeno cinque anni...

Qualcuno scrive che non dobbiamo pensare all'autosufficienza. Verissimo, ma autosufficienza ed autonomia non cose diverse. Nessuno dice che i Verdi non debbano dialogare, ovunque possibile, con la sinistra, con l'IdV, con il Pd o, meglio ancora, con le liste civiche (Gruppi di Grillo, Movimento per la Decrescita, Per il Bene Comune, etc etc), ma questo non deve significare abdicare alla propria identità e peculiarità. Il buon vecchio slogan sindacale: marciare separati e colpire uniti, rammentate?

Io penso a dei Verdi molto meno ingessati rispetto a quanto lo siano stati fino ad oggi. Flessibili sul territorio, come si è affermato anche a Roma, ma non negli obiettivi. Rappresentativi della galassia associazionistica che si richiama ai valori del rispetto della natura, della terra, dell'aria e di ogni forma vivente. Capaci di esprimere un vigore nuovo sostenuto da passioni antiche. Capaci di dire robusti "no" e ponderati "invece". Capaci di correggere "l'ambientalismo del fare" con "l'ambientalismo dell'ascoltare". Capaci di capire che la legalità è condizione essenziale e che gli indulti spezzano il patto sociale fondato sulla certezza della pena. Capaci anche di spiegare che, forse, la modernità è oggi molto invecchiata!

Certo, questo significa ripartire dall'elaborazione culturale e politica prima che dall'alchimia delle alleanze o delle fusioni a freddo. Dagli uomini prima che dalle poltrone. Sapremo farlo in vista dei prossimi appuntamenti? Sapremo far contare le idee prima delle truppe cammellate? Perché... "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".

 

 

Andrea Aiazzi


scritto da: viviverde alle ore 11:35 | link | commenti
categorie: lettere, idee
lunedì, 05 maggio 2008

Azzeramento del vertice dei Verdi e comitato di resistenza ecologista

Cari lettori,

quanto segue, premetto, non intende rappresentare necessariamente la posizione del blog, tuttavia vuole essere un contributo ad aprire un dibattito necessario.

Scrivo all'indomani dell'ennesima batosta del "veltronismo", ovvero la netta vittoria di Alemanno su Rutelli a Roma, che segue di appena due settimane la vittoria del Berluska affermatosi nel Paese (esattamente col vantaggio che i sondaggi gli attribuivano dopo la caduta del Governo Prodi, colpito dal solito fuoco amico diessino). Nel frattempo abbiamo anche assistito alla liquefazione della Sinistra Arcobaleno, vittima di tanti troppi errori prima e durante la campagna elettorale. Un progetto raffazzonato, dal sapore stantio, che è apparsa come "quelli del no", quando invece di "no" vigorosi ne son stati detti molto pochi e soprattutto non si è mai dettata l'agenda elettorale. Senza neanche apparire come la vera alternativa al liberismo. Col risultato che le persone hanno disertato le urne, oppure hanno votato la Lega come unico argine a questa globalizzazione devastante. Insomma un fallimento completo che, logicamente, ha già prodotto il fuggi-fuggi: Rifondazione, condotta ora da Ferrero, riprende la sua autonomia, il Pdci torna ai suoi sepolcri imbiancati e la Sinistra Democratica comincia a strizzare l'occhio agli ex compagni del Pd.
Ma scrivo anche all'indomani della grande iniziativa promossa da Beppe Grillo per la raccolta di firme su tre referendum: 1) abrogazione del finanziamento pubblico all'editoria, che così viene tenuta al gancio; 2) abrogazione dell'ordine dei giornalisti, unico caso il nostro in tutto il mondo occidentale; 3) abrogazione della cosiddetta Legge Gasparri che ha blindato il duopolio Rai/Mediaset.
In un fine settimana, nel silenzio significativo dei mass media, sono state raccolte quasi 1.300.000 firme, cioè oltre 400.000 per ciascun quesito, molto vicini quindi al tetto del mezzo milione richiesto. Ma ci sono 60 giorni per continuare a firmare in ogni Comune o Circoscrizione.
Ho ricordato tutto questo, chiedendo scusa della prolissa... sommarietà, per avere un quadro d'insieme e perché noi Verdi siamo adesso sul crinale fra la vita e la morte. Un bivio, o chiudere la saracinesca o cambiare la gestione.
Tertium non datur.
Per questo, prima ancora di delineare strategie, prima ancora di avviare la macchina (un po' sospetta) dei tesseramenti pre-congressuali, credo che sia vitale mettere in mora l'attuale classe dirigente nazionale dei Verdi. Nessuno escluso. Sebbene sia vero che c'è sempre un gradiente diverso di responsabilità, e il Portavoce ha quella maggiore, nessuno in questi anni ha avuto capacità e coraggio per dire che ai Verdi si stava facendo fare la fine dei panda (per citare una bella vignetta di Vauro ad Annozero). Pertanto non adottiamo ora la solita soluzione all'italiana che paga uno per tutti. Ognuno di loro potrà, naturalmente, continuare a dare il proprio importante contributo, ma da semplici iscritti. Tutti sono necessari nessuno è indispensabile!
La situazione è comunque così grave che, a giudizio di parecchi, occorre adesso pensare ad un vero e proprio "comitato di resistenza ecologista" che ponga le prime basi per una rinascita della federazione delle Liste Verdi.
La proposta, nata da infinite chiacchiere con amici simpatizzanti o iscritti è la seguente: dar vita a questa reggenza straordinaria costituita - fra gli altri - da rappresentanti delle principali associazioni ecologiste, che finora pochissimo sono state coinvolte nella vita dei Verdi; tornare quindi ad essere movimento politico capace di dare rappresentanza idonea al vasto mondo eco-ambientalista, affidare il coordinamento di questo organismo dirigente a Maurizio Pallante, ecologista d.o.c. e fondatore in Italia della rete per la decrescita felice.
Inoltre, potremmo proporre a Beppe Grillo una sorta di presidenza onoraria, quanto meno pro-tempore, dei Verdi. Beppe, con tutti i limiti che, per carità, anche lui come chiunque può avere, ha la più grande qualità oggi indispensabile per una forza come la nostra: ovvero la capacità di parlare in modo semplice (e ironico, che non guasta rispetto ai tristi Soloni del centro-sinistra) di cose complesse. Superato ogni imbarazzo col fatto che ormai i Verdi sono un soggetto extra-parlamentare, lo stesso Grillo ha bisogno di un contesto di elaborazione politica che implementi la sua iniziativa di riforma del sistema. Come scrisse Curzio Maltese qualche mese fa su Repubblica (con malcelato timore), se Grillo fosse la locomotiva dei Verdi catalizzerebbero assieme un buon 10% di consenso.
Occorre tuttavia che, in vista del Consiglio nazionale del 10-11 maggio a Roma, si metta in moto una grande mobilitazione della base, che faccia circolare queste proposte oppure altre migliori. Chi ne è capace può creare una petizione via internet, ognuno può inoltrarla alle proprie mailing-list, chi gestisce dei siti può dare la massima visibilità, i circoli dei Verdi, anche i più piccoli, sparsi per l'intera penisola possono esporre a bella mostra negli spazi di cui dispongono questa proposta, ognuno può parlarne ad amici, parenti e conoscenti, etc etc.
Devono sentirsi il fiato sul collo quando si riuniranno al Residence Ripetta.
Ripartire con lo spirito delle origini. E' l'ultima chance, per non gettare alle ortiche un progetto politico davvero innovativo e tutto quanto di buono sul territorio è stato fatto finora.
Nuove facce, nuove menti, antica passione, appunto per non tirare giù la saracinesca e fare dei Verdi un forte movimento politico, capace di intercettare la sempre più diffusa coscienza ambientalista; non un partitino d'élite, ma un punto di riferimento popolare, popolano, integerrimo e indispensabile.

 

http://biodiversitaverde.blog.dada.net/post/1206958795

 
Andrea Aiazzi


scritto da: viviverde alle ore 07:40 | link | commenti (2)
categorie: lettere, idee
lunedì, 28 aprile 2008

Domani 29/4 in Palazzo Vecchio a Firenze presentazione libro su mafia cinese

LIBRI: PRESENTAZIONE A FIRENZE VOLUME SU MAFIA CINESE

 

(ANSA) - FIRENZE, 26 APR - Esiste la mafia cinese in Italia o gli episodi di criminalità all'interno delle cosiddette Chinatown sono "semplicemente" l'espressione di una cultura diversa dalla nostra?

Sono le domande alle quali ha cercato di rispondere il libro "Mafia cinese o made in China?" di Sara Pezzuolo e Giovanni Manfrellotti (edito da Sef, Società editrice fiorentina) che sarà presentato Martedì 29 aprile, alle 17, nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio a Firenze.

L'iniziativa è stata promossa dalla commissione per la qualità urbana, presieduta da Giovanni Varrasi e vedrà l'intervento di Pietro Suchan, sostituto procuratore presso la Dda di Firenze, Marisa Aloia presidente della "Scuola Superiore di perizie" e dell'avvocato Massimo Rossi.

Gli autori del volume, la psicologa giuridica Sara Pezzuolo e l'ispettore capo della polizia di Stato in servizio alla Dia di Firenze, Giovanni Manfrellotti, che si è occupato e segue inchieste sulla mafia cinese, ricostruiscono il fenomeno della malavita cinese nel nostro Paese attraverso l'analisi delle sentenze dei maggiori casi giudiziari, le testimonianze, le intercettazioni telefoniche, cercando di comprenderne le dinamiche alla luce di una differente cultura, arrivando ad affermare che tale realtà è riconducibile alle associazioni di stampo mafioso.(ANSA).


scritto da: viviverde alle ore 10:10 | link | commenti (1)
categorie: idee, appuntamenti, commissione, varrasi
venerdì, 11 aprile 2008

Appello dei Verdi toscani

Scegliere è un diritto prezioso. Non rinunciarci.

 

I Verdi toscani, che hanno scelto di correre insieme alla Sinistra Arcobaleno in queste elezioni politiche, lanciano un appello a tutti i cittadini e le cittadine perché esercitino il loro diritto di voto.

"Comprendiamo la delusione di molti - spiegano i due portavoce regionali - per una politica sempre più distante, dalle logiche spesso incomprensibili, e per quei privilegi della classe politica (anche se non solo di essa) che risultano tanto più ingiusti e insopportabili se paragonati alle condizioni di vita di tante persone che faticano a tirare avanti".
"Ma rinunciare a scegliere, farsi travolgere dallo scoramento e dalla convinzione che ‘tanto sono tutti uguali’, non servirà a dare un segnale a chi governa le sorti di questa società".
"Il sistema americano che si vuole creare a partire da questa tornata elettorale, un sistema con due soli partiti, praticamente uguali, nessuno dei quali è al servizio dei cittadini ma solo di lobbies e interessi forti, è un sistema che si nutre e si alimenta di un alto astensionismo, e trae giovamento e convenienza dal fatto che larghi strati della società rimangano disillusi, marginali, ignoranti, e non vadano mai a votare".
Per i Verdi disertare le urne non danneggerà i poteri dominanti di questa società: anzi, farà loro un favore. Scegliere, esercitare il proprio diritto democratico, nonostante tutto, nonostante la comprensibile rabbia e la comprensibile delusione, è sempre la cosa migliore da fare.
"Auspichiamo che i cittadini valutino con attenzione un programma, il nostro, ricco di contenuti, e soprattutto che ha il coraggio delle scelte, il coraggio di schierarsi, e che non cerca di far contenti tutti".
"Sappiamo di non essere stati sempre all'altezza delle aspettative, e che nel governare siamo caduti in alcune contraddizioni. Riteniamo che fosse però nostro dovere misurarci col Governo, per dimostrare che non sappiamo solo protestare".
"Oggi, unendo finalmente le forze in un nuovo grande soggetto, la Sinistra Arcobaleno, possiamo essere in grado di dare a milioni di donne e uomini di questo Paese la prospettiva di una forza che si batte per una società più giusta, e che finalmente è in grado di rispondere alle esigenze e alle attese di chi ormai da troppo tempo sente la mancanza di una sinistra forte e innovativa in Italia, incardinata sui valori ecologisti".
I Verdi pensano quindi di poter chiedere, con tante buone ragioni, fiducia e incoraggiamento ai cittadini per proseguire questo percorso votando Domenica 13 e Lunedì 14 aprile LA SINISTRA L’ARCOBALENO.
 

 

Appello dei Verdi toscani


scritto da: viviverde alle ore 12:26 | link | commenti (1)
categorie: lettere, idee
martedì, 08 aprile 2008

La faccenda 'consulenze' al Comune di Firenze

Documento de "la Sinistra l'Arcobaleno"

 

DESTINAZIONE SOLDI PUBBLICI: LA POSIZIONE DELLA SINISTRA ARCOBALENO

LA SINISTRA ARCOBALENO CONDIVIDE LE CRITICHE CHE PROVENGONO DALLA SOCIETA’ E DA ALCUNI OSSERVATORI, RIGUARDANTI ALCUNI PRIVILEGI DELLA POLITICA E DI GRUPPI GRANDI E PICCOLI AD ESSA TROPPO COLLEGATI.

 

Intendiamo fare la nostra parte per distinguere gli interventi di spesa e di nomina volti tendenzialmente a realizzare l’interesse generale da quelli evidentemente troppo egoistici e indirizzati ad avvantaggiare gruppi specifici o singole persone.

Il sistema delle consulenze e delle sovvenzioni – che in altre parti d’Italia ha prodotto veri scandali e rilevanti dissipazioni di denaro pubblico, nel disinteresse e acquiescenza di quasi tutta la società politica – contiene sia aspetti che valorizzano competenze di qualità che determinano una seria e approfondita risoluzione dei problemi, sia la possibilità di spendere i soldi pubblici in rivoli particolaristici se non pretestuosi.

Iniziare un confronto politico su questi temi, che riguardi la maggioranza e l’intero Consiglio comunale, senza strumentalizzazioni da parte di nessuno, crediamo sia segno di maturità della politica cittadina, soprattutto quando l’economia del Paese non è florida, la ricerca di posti di lavoro si fa affannosa e spesso senza garanzie meritocratiche, i soldi pubblici diventano pochi e vanno spesi bene.

Per questo motivo la Sinistra Arcobaleno chiede ulteriori riflessioni della maggioranza di centro-sinistra sulla delibera di Giunta riguardante le consulenze di studio e di ricerca, perché vi coglie proprio quell’intreccio tra utile e meno utile che intende distinguere meglio, soprattutto sulle consulenze che riguardano il settore sanitario, della Società della Salute, dell’area metropolitana e decentramento e dell’area sviluppo economico, per le quali le competenze pubbliche sono qualificate e utilizzabili gratuitamente.

Appare intanto positiva l’assicurazione che tutte le spese saranno dettagliate e documentate e che i beneficiari dei soldi delle consulenze presentino relazioni approfondite sul loro operare (soprattutto sul versante del bene comune).

In ogni caso ci preme mandare un segnale politico forte, anche se ancora una volta responsabile e non pregiudiziale, perché tutti insieme si rifletta meglio su queste importanti componenti della politica di spesa.


scritto da: viviverde alle ore 10:04 | link | commenti
categorie: idee, valentino, varrasi
mercoledì, 12 marzo 2008

Lettera di risposta al presidente della Provincia di Firenze

Lettera aperta per la rubrica "Argomenti" del quotidiano IL FIRENZE

 

Chi, come me, per ragioni professionali legate all'attività di medico e di psichiatra nonché alla recente esperienza politica nella veste di consigliere comunale di Firenze, ha imparato che la realtà umana è tremendamente complessa, che le aggregazioni sociali contengono interessi contrapposti e conflittuali, che i poveri hanno molte più difficoltà dei ricchi di farsi sentire e che, in generale, la "pesantezza" è la caratteristica principale della condizione umana, parzialmente e maldestramente temperata dalla intelligenza e dalla moralità, avverte l’opinione del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi con apprensione e preoccupazione.

Il suo richiamo alla "benzina psicologica" determinata dai sogni in giro per il mondo, mi fa pensare più ad un'euforia di tipo maniacale, che all'espressione di consapevolezza e  di responsabilità legate alla sua temporanea funzione pubblica.

Al di là della polemica personale che lo contrappone negli ultimi tempi ai Verdi e che non interessa a nessuno, intenderei ribadire quello che molti italiani sanno: che l'economia americana è in una fase di recessione, che l'Euro forte impedisce le esportazioni del Vecchio Continente, che molti lavoratori, da quelli dell'industria ai ricercatori, guadagnano circa mille Euro al mese, che i nostri figli – se non sono figli di papà – hanno difficoltà a trovare lavoro e a realizzarsi. La politica deve misurarsi con questi problemi.

In questo senso, l'incontro fra uomini di buona volontà, volto al bene comune, mi sembra l'ingrediente fondamentale di questa fase storica.

Non metterei in primo piano la sicumera e la supponenza del fare ("Yes we can", o nella traduzione maccheronica di Renzi "Se po' fà" che riecheggia la cultura andreottiana del "Compà, che te serve?"), ma il dolente e gravoso impegno di migliorare le condizioni di vita dei nostri concittadini.

Non starò qua a difendere la politica di Pecoraro Scanio in Campania, ma nemmeno quella di Bassolino e della Jervolino che hanno avuto maggiori responsabilità nelle vicende campane e che sono compagni di strada nel Partito Democratico del giovane Renzi.

Quando le famiglie sono malate, o contengono un padre-padrone, i figlioli ne risentono. In genere, se sono più di uno, alcuni si allineano all'ideologia paterna e uno o due di loro si ammalano mentalmente. Lo stesso succede nelle ghenghe di adolescenti o nei luoghi di lavoro, dove i ragazzi più deboli o sfortunati subiscono le angherie dei prepotenti. E' la teoria del "capro espiatorio" che, nel collocare tutte le colpe in una persona o sottogruppo, cerca di mantenere il proprio privilegio basato sulla prepotenza.

Noi riteniamo che i Verdi abbiano, come ogni altra forza politica di governo, responsabilità in varie vicende degli ultimi anni, ma non si può negare che siano stati portatori, spesso dileggiati o incompresi, di molte culture politiche che oggi sono acquisite dal popolo italiano.

Chi avrebbe accettato solo qualche anno fa, l'analisi dei Verdi sui mutamenti climatici e il possibile disastro planetario, conseguente ad uno sviluppo capitalistico senza freni?

Chi avrebbe pensato, come sempre hanno sostenuto i Verdi, che le energie derivate dal sole potessero rappresentare percentuali assai rilevanti nella produzione complessiva di energia?

Chi ha parlato, se non i Verdi per primi da circa due decenni, della raccolta differenziata nel ciclo dei rifiuti?

Chi ha introdotto il tema della biodiversità, che richiama poeticamente la complessità e la bellezza del Creato, non solo nella distinzione di un fiore dall'altro ma anche di un seme dall'altro?

Chi ha avviato la battaglia per il principio di sicurezza alimentare e contro gli Organismi Geneticamente Modificati?

La nostra cifra politica, dunque, non risiede nella arroganza del potere, ma nella poesia della distinzione, a partire da quella fondamentale del “buono” dal “cattivo” e del “bello” dal “brutto”, a partire dalla consapevolezza che queste dimensioni sono poi inesorabilmente intrecciate.

Potrei continuare a lungo, ma desidero concludere questo mio intervento con una osservazione che riguarda il Partito Democratico.

L'intuizione di aggregare alcune forze di centro-sinistra in un grosso partito politico credo possa portare anche elementi positivi per il nostro Paese.

Ritengo tuttavia che il Pd debba collegarsi, culturalmente e politicamente, alla Sinistra ambientalista e socialista che rappresenta un’importante componente della società italiana.

Non è con le frasi roboanti o goliardiche, né solo con gli anatemi che si può portare avanti una politica seria.

Spero che i cittadini italiani e fiorentini capiscano la necessità di questa linea politica, valorizzino gli esponenti del Partito Democratico che si battono per questo anche nel Consiglio comunale e provinciale di Firenze, e penalizzino, come mi sembra abbiano già fatto nelle assise della Margherita e del Pd, gli Speedy Gonzales di turno.

 

Giovanni Varrasi

capogruppo Verdi e portavoce Gruppi Sd-PdCI-Verdi al Comune di Firenze


scritto da: viviverde alle ore 08:48 | link | commenti
categorie: lettere, idee, varrasi